COOPERATIVA CITTA’ IRENE ONLUS
IDENTITÀ E MISSION
1. PRINCIPI ISPIRATORI
Città Irene Onlus secondo quanto stabilito all’art. 3 del proprio statuto, «si ispira ai principi della Caritas».
E’ proprio l’ideale evangelico della carità che ispira, guida e sostiene le attività della cooperativa. Tale ideale ci impegna ad un superamento della visione egoistica della vita e si specifica nei seguenti principi:
a. Centralità della persona. Ogni persona, in quanto tale, ha una dignità ed è portatrice di valori,
b. Apertura alla diversità. La diversità è una ricchezza che va riconosciuta e accolta nel rispetto della libertà di ciascuno.
c. Reciprocità. Ogni persona si realizza nella relazione gratuita con l’altro e in questo modo è impegnata nella promozione della comunità,
d. Servizio. Tutte le attività e i “servizi” della cooperativa sono improntati al principio evangelico del servizio (diaconià), nella logica del binomio “pasquale” morte-resurrezione,
e. Operatori di pace. Ogni socio ed ogni collaboratore della cooperativa si impegna ad essere un operatore di pace nei diversi contesti in cui si trova a vivere ed operare.
2. CRITERI GENERALI
A. SISTEMA DELLE RELAZIONI NELLA COMPAGINE SOCIALE
a. Gestione democratica e partecipata
I rapporti tra le persone e l’organizzazione dell’impresa sono improntati ai criteri di mutualità e di partecipazione democratica.
Agli organi sociali statutariamente ordinati vanno garantiti tutte le prerogative e i poteri che loro competono, evitando di concentrare in maniera impropria responsabilità e poteri decisionali su singoli organi e soggetti.
Inoltre, la cooperativa deve puntare a promuovere e valorizzare l’apporto e ad integrare anche nella base sociale i diversi soggetti (lavoratori retribuiti, volontari, sovventori, fruitori) coinvolti nell’attività della cooperativa.
b. Parità di condizioni tra i soci
Tutti i soci, a prescindere dalla loro configurazione nella compagine sociale (lavoratori, volontari, sovventori, fruitori…) hanno uguali diritti e doveri.
Non sono ammissibili decisioni, che prevedano, a fronte di avvio di nuove attività, un trattamento economico differenziato in riduzione per i soci lavoratori impiegati in tali attività.
Le eventuali minori entrate, conseguenza di iniziative non sufficientemente remunerative, debbono riverberarsi in modo omogeneo su tutta la base sociale,
C. Trasparenza gestionale
Ogni azione dei singoli amministratori e degli organismi di governo è improntata a criteri di trasparenza gestionale, promuovendo e valorizzando al massimo ogni forma di partecipazione e di informazione.
La cooperativa è tenuta ad adottare forme di rendiconto sociale. In particolare, al fine di garantire la piena trasparenza delle modalità di distribuzione del valore prodotto deve indicare nella relazione al bilancio, o nella nota integrativa, i compensi e gli eventuali benefit attribuiti ad amministratori, dirigenti e coordinatori.
B. CRITERI PER LA GESTIONE DEI SERVIZI
a. La solidarietà come modello efficace di convivenza
Mentre da più parti si parla di crisi dello stato sociale ed è forte la tentazione al ripiegamento su risposte privatistiche ai bisogni fondamentali dei cittadini, soprattutto dei più deboli, vogliamo ribadire con forza la nostra scelta della solidarietà come modello efficace di convivenza.
L’uso improprio di questa parola rischia di stravolgerne anche il suo più profondo significato: spesso la si riduce ad un atteggiamento individuale, che resta delimitato nella sfera delle proprie scelte private; altre volte assume i connotati del pietismo, diventando una forma di elemosina (vissuta addirittura come elargizione del superfluo); altre volte ancora essa è un “optional” di politica sociale, una componente in più, lasciata alla sensibilità dei singoli operatori.
Per noi la solidarietàè il fondamento su cui poggia l’intera struttura societaria, il collante strutturale che permette la regolazione dei conflitti, la forma e il contenuto attraverso cui si realizzano la giustizia sociale e quella economica, la garanzia di ogni diritto di cittadinanza, della mediazione tra bisogni e interessi.
E’, innanzitutto, garanzia e tutela della dignitàdi ogni persona: anche la più indifesa, la più debole, la più in difficoltà, per il fatto stesso di essere persona ha una sua dignità che la fa libera, soggetto di diritti e doveri, attore protagonista del vivere civile.
E’, inoltre, esigenza di giustizia sociale che fonda e regola la convivenza: il diritto alla salute, al lavoro, all’abitazione, all’istruzione, all’informazione, alla giustizia e alla sicurezza sono componenti indispensabili di ogni vivere civile e vanno garantiti a tutti.
E’, ancora, sforzo di garantire a tutti il riconoscimento di una reale cittadinanza: coscienza di appartenere ad un contesto sociale, partecipazione ed adesione ai valori e ai progetti della comunità, integrazione e coesione di tutti i cittadini, convincendo i “normali”, i “garantiti” che la marginalità non è un problema degli altri e che tutti i problemi possono trovare una soluzione solo se ci si lascia interrogare dalla fatica di chi è meno tutelato.
E’ l’impegno per servizi sempre più umanizzati e sempre meno burocratizzati, nella convinzione che la loro efficacia si misura soprattutto sui risultati raggiunti nel rispetto delle persone e delle famiglie. Servizi che rispettino la cultura, l’ambiente, la famiglia di chi chiede aiuto; servizi “flessibili” affinchè possa essere tutelata la dignità della persona senza chiedere alle persone di piegarsi alle esigenze del servizio; servizi che non siano standardizzati su un unico modello di risposta, ma che sappiano integrare tutte le risorse (istituzionali, del volontariato, della solidarietà diffusa) nella ricerca della migliore soluzione possibile.
E’, infine, ricerca di un modello di sviluppo compatibile con i bisogni fondamentali dell’uomo e della donna e con le risorse naturali essenziali al loro soddisfacimento, al di là dei bisogni indotti da un consumismo esasperato e facendo attenzione a non sacrificare al presente benessere di pochi la prospettiva di un benessere per le generazioni future.
b. Lo sviluppo di comunità
Un altro caposaldo della nostra ideoprassi educativa è lo sviluppo di comunità e il community care come criterio operativo.
La comunità può essere vista .sia come bacino di utenza che come soggetto o attore sociale. In entrambi le prospettive l’obiettivo è il miglioramento della qualità della vita, ma con una diversa definizione dei ruoli e con un diverso grado di partecipazione del cittadino.
Nel modello del servizio, la logica di fondo è quella del marketing sociale. I cittadini sono consumatori (utenti) di un prodotto (servizio) che viene attivato sulla base di una domanda (bisogno). Il soggetto degli interventi è il servizio stesso (istituzioni, operatori…), l’utente è in una fondamentale posizione di dipendenza/passività e di sostanziale non responsabilità.
La specificità dello sviluppo di comunitàè la promozione della cittadinanza attiva: i cittadini (e quindi la comunità) sono i soggetti attivamente coinvolti in ogni processo sociale. Ciascun cittadino, anche quello “a rischio” è una risorsa con proprie capacità, competenze, opportunità di trasformazione. Egli partecipa attivamente, elabora, produce, cambia, in continuo dialogo e confronto con le altre risorse sociali (gli altri cittadini, la comunità, i servizi, le istituzioni…). I servizi sono funzionali alla partecipazione nella misura in cui promuovono le condizioni per lo scambio, il coinvolgimento, la connessione, lo sviluppo del senso di responsabilità, di competenze e di potere (empowermenf). Nello stesso tempo, sviluppando il senso di comunità, di responsabilità sociale e quindi le capacità da parte della comunità stessa di farsi carico dei propri membri (caring community} si promuovono valori (solidarietà, autodeterminazione…), legami e norme sociali e, in ultima analisi, si promuove il benessere.
c. La Resilienza
Prendendo a prestito un termine della fisica e dell’ingegneria (la “resilienza” è la capacità di un materiale di riassumere la forma originaria dopo aver subito delle deformazioni dovute a pressioni), crediamo fortemente nella capacità delle persone in difficoltà di essere resilienti: capaci di “riuscire” nella vita, nonostante le avversità.
Questa convinzione, questa affermazione di principio è carica di significati e fonte di concrete modalità operative per la nostra prassi di operatori sociali:
- costituisce un approccio alla realtà caratterizzato da realistica speranza perché, senza negare i problemi esistenti, focalizza la nostra attenzione sulle forze su cui costruire;
- ci invita a porre l’attenzione sui processi e sul farsi dell’esperienza piuttosto che sul prodotto;
- ci ricorda con forza quanto sia importante nel rapporto con gli altri l’amore, inteso come accettazione incondizionata della persona, nonostante comportamenti irregolari e tratti della personalità che non approviamo;
- ci propone di esaminare accuratamente il potenziale delle reti formali e informali intorno al soggetto in difficoltà;
- ci suggerisce di non ridurre mai una persona al suo problema;
- ci impegna non solo ad esaminare le situazioni problematiche, ma anche ad imparare da quelle apparentemente non problematiche;
- ci invita a valorizzare le soluzioni che le persone trovano da sé, talvolta prima dell’intervento professionale;
- ci impegna a promuovere la responsabilitàdi ciascun individuo rispetto alla vita personale e comunitaria.
d. La centralità della persona – cittadino titolare di diritti
Principio ispiratore sotteso a tutti gli altri e criterio – guida dell’azione è l’attenzione e il rispetto per ogni persona come titolare di diritti. In una società ridotta a mercato (anche per quanto riguarda i servizi essenziali alla persona), nella quale il benessere spesso si riduce semplicisticamente al ben-avere, nella quale prevalgono modelli egoistici e discriminatori, questo vuoi dire porre al centro dell’attenzione la dignità di ogni persona-cittadino, individuare percorsi di crescita e socializzazione “dalla parte” dei più deboli, modellare anche le forme e l’organizzazione dell’accoglienza sui reali bisogni di ciascuno, a partire dalla sofferta storia personale più che dalle esigenze delle istituzioni e delle strutture.
